Giorno 14,15,16 – Tangeri > Barcellona

Giorno 14-15-16 – 02-03-04/05/2018
Tangeri  – Barcellona
Km 51
 Carburante: 13€
Nave Tangeri – Barcellona : 125,60 €

Adesso capisco perché il Marocco è pieno di taxi. In realtà i costi di spostamento sono davvero bassi e durante una corsa possono salire sullo stesso taxi altri clienti con altre destinazioni. Dall’albergo fino al centro ho pagato circa €1. Tangeri non ha un mercato come le altre località visitate o almeno che io abbia visto, giusto qualche piccolo negozio e qualcuno che ti vuole vendere il cioccolato, ma niente di che. Trascorro tutta la giornata in giro per la città. Noto tante cose da me sconosciute, ad esempio, chiese cattoliche costruita a fianco alle moschee. La preghiera di Allah trasmessa in diffusione è quasi inesistente, si percepisce a stento, poichè è coperta dal traffico cittadino. Ricordo che a Marrakech e nelle altre città la preghiera veniva trasmessa con un volume abbastanza importante e per un attimo la città si fermava. Tangeri in realtà è totalmente diversa da quello stile architettonico marocchino. È più moderna! È più europea! Anche i palazzi in sé per sé sono di colore bianco, a differenza delle altre località che sono marrone. Ci sono grandi condomini, palazzi in vetro. Si vede che costituisce il centro economico del paese. Ritorno in albergo dopo una lunga passeggiata. Decido di andare al porto. Mi rendo conto che si trova vicino il mio alloggio. Ripercorro tutto il lungomare. Tento di entrare nel porto, ma vengo bloccato. Il tipo all’ingresso mi indica che il porto della mia nave si trova a 50 km circa. Si tratta del porto nuovo di Tangeri. Fortunatamente sono in largo anticipo, quindi imbocco la strada e decido di fare la costa piuttosto che l’autostrada. Era una cosa che in Morocco non avevo fatto in quanto il mio tour si è basato solo sulla parte centrale e al Sud. Mi rendo conto di aver trovato il posto esatto perché ci sono un parecchi gruppi di tour organizzati. Evito il nome per non fare pubblicità 😂😂😂. Erano tutti italiani comunque. Oltre ad essere in largo anticipo c’è anche la beffa e cioè, la nave è in ritardo, quindi, invece di partire alle 23:00 salpiamo alle 3:00 circa. Continuano ad arrivare motociclisti prevalentemente italiani, qualche spagnolo e qualche tedesco. Il mondo è talmente piccolo che incontro due miei carissimi amici, di rientro da un tour organizzato, Mimmo e Giuseppe. Anche loro hanno fatto un bel giro fino a raggiungere il deserto e poi risalire per la costa. Probabilmente è una cosa che farò in futuro. Anche qui Zazzà attira l’attenzione, non tanto degli italiani, ma dagli stranieri. Un turista tedesco mi chiede informazione circa le valigie, dell’allestimento. Inizia a fare delle foto. Ne rimuovo una per fargli vedere il telaio e mi accorgo di aver perso i bulloni sia della parte superiore che dalla parte laterale. In realtà, durante il percorso, sentivo qualche vibrazione, ma pensavo fosse il lucchetto della tanica. Insomma, dovevo sistemare tutto. Scarico la moto, prendo chiavi, sistemo il telaio e il portapacchi dietro e Zazzà è pronta per altri 4000 km! L’attesa è asfissiante, come se non bastasse, prima imbarcano tutti quelli con destinazione Genova e successivamente quelli per Barcellona. In realtà sono l’ultimo ad entrare. Sono quasi le 2:00. I controlli all’imbarco sono molto serrati. Gli addetti alla sicurezza controllano con delle lampade sotto gli autotreni e dentro i furgoni. Ci sono molti marocchini che tentano di fuggire dal Marocco clandestinamente. Scavalcano l’enorme muro e la rete di protezione perimetrale del Porto e si nascondo sotto gli autotreni per cercare di entrare in Europa. Raggiunta la cabina, non esito a buttarmi nel letto, che crollo immediatamente.
Per fortuna le due giornate della traversata passano velocemente. Si chiacchiera con chiunque, ma in particolare faccio conoscenza con Ibrahim. Si tratta di un ragazzo marocchino che lavora in Italia come macellaio dal 1999. Adesso lavora alla Conad di Forlì. I colleghi per non sbagliare lo chiamano Mimmo. Mimmo parla abbastanza bene l’italiano. Mi racconta della sua vita. Ha una moglie che vive in Marocco e aspetta un bambino. È sposato da un anno. Lui lavora in Italia e la moglie sta in Marocco. Mi spiega che ha timore a portarla in Italia semplicemente perché la moglie potrebbe incontrare qualcuno più ricco e di conseguenza lasciarlo. È stata l’occasione giusta per cercare di togliermi alcuni dubbi su alcuni aspetti della religione musulmana e del governo in Marocco. Li chiedo se le donne con il velo in realtà vengono corteggiate. Mimmo mi apre un mondo nuovo. Mi racconta che spesso chi porta il velo lo indossa soltanto per non essere ripetutamente disturbata dagli uomini. Molte, invece, escono di casa col velo e quando sono fuori tolgono tutto e magari indossano degli abbigliamenti più sexy. Mi racconta che spesso le ragazze col velo vanno anche con la gente straniera. Insomma, fanno le Escort! Sono loro stessi a farlo capire. Io rimango basito di queste informazioni. È inutile, tutto il mondo è paese. Mi spiega che ci sono comunque donne serie che hanno rispetto per la religione, ma se decidi di sposarle la prima cosa di cui i loro genitori vogliono essere informati riguarda il tuo patrimonio, se possiedi una casa, se hai una macchina. Insomma, se puoi garantirle un buon tenore di vita.
Ci sono comunque, uomini benestanti, che sposano una ragazza a volte irraggiungibile solo per riuscire a fare sesso. Mantengono il matrimonio per pochi mesi per poi divorziare, lasciandola nel disonore e senza possibilità di futuro.
Tutti i marocchini che lavorano in Italia o in altre nazioni quando ritornano in vacanza in Marocco, vengono guardati con un occhio diverso. Pensano che siano diventati ricchi anche solo se scendono con una macchina nuova. Mi parla anche del governo; nonostante sia una monarchia costituzionale, il re ha il potere assoluto e il Parlamento è solo un’immagine. Il re sottrae terreni ai poveri contadini per costruire i suoi palazzi e usarli come affitto o vendita. Dal punto di vista sanitario, mi racconta che è tutto a pagamento. Si pagano circa 3000 dirham al giorno per pazienti più o meno gravi. Adesso non so se ciò sia vero o falso, ma mi racconta che i parenti dei malati gravi che pagano questa quota, possono visitare i loro cari dietro un vetro e spesso questi ultimi sono già morti. Li tengono in ospedale per cercare di recuperare altre quote, anche se non hanno bisogno, purtroppo, più di cure. Mimmo è un fiume in piena. Mi rivela di tutto e di più. Insomma, abbiamo trascorso l’intero pomeriggio a chiacchierare. È stato bello conoscere anche questi aspetti di questo territorio. Ci salutiamo con la speranza di reincontrarci in un’altra occasione. Nonostante il ritardo della partenza, la nave arriva a Barcellona quasi puntuale. Ne approfitto per fare un giro e visitare la città, dovrei parcheggiare la moto e magari farmi una passeggiata, ma sinceramente mi fido molto ma molto meno. La città è bellissima. Purtroppo non riesco a fare foto. Vorrei provare a fermarmi ma il flusso del traffico ti trascina via. Trascorro quasi due ore in giro per la città. Visito la concessionaria Ducati Barcellona, faccio una chiacchierata con i proprietari e vado anche allo Scrambler Camp, un negozio solo di Ducati Scrambler e tutti gli accessori. Bellissimo, vorrei comprare di tutto! Non mi è rimasto il denaro necessario per rientrare a casa, devo rinunciare. Alle 17:00 sono già al porto, fra un po’ ci si imbarca per Civitavecchia . Sono già in ottica lavoro. Passo il tempo a leggere le email e già penso al prossimo viaggio.
L’imbarco è abbastanza rapido. Gli spagnoli a differenza dei marocchini sono più organizzati. Questa notte si dorme in poltrona. Purtroppo, durante la prenotazione non ho trovato cabine disponibili, ma tutto sommato è abbastanza comoda. È la stessa nave che ho utilizzato per venire in Spagna. La nave è bella, curata, pulita, a differenza della Gnv. In quest’ultima i servizi sono scadenti, i bar chiusi durante la traversata e poco pulita.

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